Il nostro sangue per una guarigione rapida e senza dolori
Risponde il Dott. Lorenzo Bontempelli, odontoiatra implantologo.
RIGENERAZIONE OSSEA MEDIANTE IL PROPRIO SANGUE – Lei è a conoscenza di questa tecnica?
“Sì, conosco la tecnica e la pratico con grande soddisfazione nei risultati perché risolve molti problemi in diverse tipologie di pazienti.
Si chiama “tecnica del plasma ricco di piastrine (PRP) e plasma povero di piastrine (PPP). Con il PRP si crea il composto che, aggiunto al proprio osso o a dei materiali biocompatibili, fa riformare l’osso nella zone dove viene inserito, in tempi molto brevi; il PPP, invece, viene utilizzato per creare la copertura, da mettere per proteggere il composto fatto con il PRP e funge da membrana protettiva”.
Di cosa si tratta?
“Si tratta di utilizzare il proprio sangue, che viene prelevato direttamente dal paziente, ed usato contestualmente, non essendo possibile la conservazione (come un prelievo per analisi). Viene successivamente centrifugato nei tempi e nei modi stabiliti, si ottiene così un composto di diversi strati, si preleva lo strato ricco di piastrine, dove sono concentrate le piastrine, viene a questo punto mischiato con il materiale di rigenerazione e viene inserito dove c’è il difetto osseo”.
Come funziona il meccanismo?
“Quando c’è una ferita, il normale coagulo di sangue inizia il meccanismo che porterà alla guarigione del tessuto ed alla rigenerazione dell’osso. Il coagulo è perciò il primo momento del processo di guarigione delle ferite. Il coagulo che, diciamo così, si forma nelle condizioni abituali, è formato da: 95% (globuli rossi), 4% (piastrine), 1% (globuli bianchi).
Quando invece lo otteniamo con una procedura specifica del PRP, il coagulo sarà formato da: 95% (piastrine), 4% (globuli rossi), 1% (globuli bianchi).
Poiché il nostro obiettivo è ottenere la maggior quantità e concentrazione di fattori di crescita piastrinica, è palese che dobbiamo ottenere una maggior concentrazione piastrinica nel coagulo (appunto… il PRP, cioè il plasma arricchito di piastrine), così da permetterci di ottenere da esso una maggior concentrazione di fattori crescita piastrinica”.
In quali casi si usa questa tecnica?
“In odontoiatria, la tecnica di Rigenerazione Ossea mediante il proprio sangue (quello del paziente) si potrebbe usare in una immensità di casi, ne cito alcuni: dopo un’estrazione per riempire il buco lasciato dalla radice (alveolo), per aumentare la dimensione verticale dell’osso (quando vi è stato un riassorbimento di osso a causa di infezioni o per la perdita precoce di denti), nel caso di rialzi del seno mascellare (sulla mascella superiore in zona molare), negli aumenti di dimensione orizzontale (quando l’osso è troppo stretto) e in altri casi”.
Può essere usata su tutti i pazienti?
“Purtroppo no, non è indicato in caso di forte diabete insulino-dipendente, in pazienti scoagulati (nel caso vanno, se possibile, ricoagulati), in caso di colesterolo molto alto ed in tossico dipendenti e con malattie genetiche”:
Che costi comporta?
“I costi della tecnica di Rigenerazione Ossea mediante il proprio Sangue sono minimi per quanto riguarda il prelievo ed il trattamento del sangue; le cose cambiano per quanto riguarda gli riempimenti che variano a seconda del tipo e della quantità di materiale usato”:
A chi può essere consigliato?
“Sicuramente a chi ha avuto una perdita di osso, a chi con i metodi tradizionali non può inserire impianti, a chi vuole conservare o vuole avere un rimodellamento osseo naturale dopo una estrazione, a chi ha avuto una forte retrazione dell’osso alveolare per cui i denti hanno una notevole mobilità e andrebbero estratti, quando si vuole avere una rapida integrazione di uno o più impianti. Insomma, in svariati casi”.
Quali rischi comporta?
“Visto che si utilizza il proprio sangue in un ambiente sterile (ed è importante che sia tutto sterile) non vedo alcun rischio”.
Che vantaggi ha?
“Il vantaggio primario è che si ottiene una guarigione rapidissima dei tessuti (già in 5 giorni si potrebbero togliere i punti di sutura), si ha sicuramente una riduzione del gonfiore (che è tipico di un intervento chirurgico) e assolutamente la quasi mancanza di dolore, che nel caso si può eliminare con un antidolorifico”.